18 febbraio 2013

Fra leader carismatici e cricche, sin dal 1909

 ... non v'è che questa scelta: o democrazia autoritaria (Fuehrerdemokratie) e organizzazioni di tipo "macchina", o democrazia senza capo, vale a dire dominio dei "politici di professione" senza vocazione, senza le qualità intime carismatiche che appunto creano un capo. Ed è questo il significato di ciò che l'attuale fronda di partito suole chiamare dominio della "cricca".  
Max Weber, La politica come professione (1909)
copertina
Se ne avete l'occasione e il tempo (ce ne vuole poco), andate a recuperare questo volumetto di Einaudi (Il lavoro intellettuale come professione), che raccoglie due lectures di Weber, tradotte da Antonio Giolitti (nipote di Giovanni) e introdotte da Delio Cantinori.

La prima conferenza è La scienza come professione, edificante lettura per chi voglia iniziare la perigliosa e sempre frustrante (quasi per definizione) carriera accademica, ma anche per i professori che si mettono a fare politica: altro percorso irto di frustrazioni e di pericoli, non solo per loro, ma anche per i Parlamenti e le democrazie.

Il secondo testo, La politica come professione, dal quale è tratta la citazione iniziale, mi pare possa avere una sua attualità nel ricordarci come le democrazie (europee e non) si dibattano e si impiglino nelle stesse questioni da quando esistono i Parlamenti, e ancora di più da quando il suffragio è universale.

So bene che la teoria della Fuehrerdemokratie (democrazia dei partiti leaderistici e plebiscitari) ha una storia critica di tutto rispetto. Eppure, a rileggerle così, queste considerazioni fanno una certa impressione, come se le categorie della politica (e del populismo) facessero una certa fatica a rinnovarsi. E inducono anche a chiedersi se questa tensione fra "apparati" senza leader e "carisma" senza partito (e anti-partitico) sia essenziale, o si tratti solo di un problema che si ostina a riemergere in questa forma indecidibile --- ovvero come problema mal posto.

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