10 novembre 2010

Piccoli omicidi tra amici

Ieri sera ho pensato (e scritto su Facebook) Avetrana: Sembrava "L'albero degli zoccoli" e invece mi sa che era "Piccoli Omicidi fra Amici".
thriller di coinvolgente energia all'insegna di un macabro e cinico umorismo che riscatta almeno in parte le inverosimiglianze narrative, il dinamismo frenetico della cinepresa (Brian Tufano), l'insufficiente motivazione psicologica dei personaggi ...
Così il Morandini sul film diretto da Danny Boyle nel 1994 (vedi su MyMovies). Non so fino a che punto inverosimiglianze narrative e insufficiente motivazione psicologica possano essere considerati difetti o limiti della narrazione, della sceneggiatura o delle scelte di regia. Forse è vero il contrario.


Comunque, sono le ragioni esatte per le quali ieri sera (guardando l'ennesimo Porta a Porta su Avetrana e la faccia sconcertata di Vespa) ho pensato a questo film.







Non sono pochi i casi più o meno recenti di delitti sconcertanti per inverosimiglianza narrativa e insufficiente motivazione psicologica dei "personaggi". Anzi, direi che la scarsa motivazione sia un tratto caratteristico dei delitti che ci appaiono particolarmente efferati.

Non si tratta di "futili motivi": i futili motivi, benché futili, sono pur sempre motivi. Invece alcuni di questi delitti sono rimasti praticamente senza movente.

Uno dei primi che mi viene è mente è l'omicidio di Nadia Roccia, che aveva 18 anni quando venne strangolata in un garage da due sue "amiche", probabilmente perché invidiose. Il movente è rimasto in realtà misterioso, o comunque non chiarito, benché le ragazze abbiano confessato il delitto.

Poi ci sarebbe naturalmente il caso di Perugia, ovvero l'omicidio di Meredith Kercher. Qualcuno ha capito esattamente le "motivazioni psicologiche" dei vari personaggi entrati ed usciti da quell'appartamento nel corso di quella notte?

Chi sente i resoconti di questi delitti resta sconcertato dalla superficialità e leggerezza delle parole dei protagonisti. E non credo che questa sensazione derivi dalla superficialità dei loro sentimenti di adolescenti o poco più, ma dalla loro incapacità di descrivere e mettere in fila gli avvenimenti e le emozioni che li hanno coinvolti.

In effetti, non si sono certo affannati a raccontare una storia, una qualunque (inverosimiglianza narrativa). "Non ricordo, mi ero fatta troppe canne" ebbe a dire Amanda Knox. E quanto è verosimile, narrativamente parlando, che due ragazze confessino un omicidio e non siano in grado di spiegarne le ragioni?

Io non so se sia stata Sabrina ad uccidere Sarah. Ma certo anche qui troviamo il racconto di "amiche" "prese" di uno stesso ragazzo grande, forse inconsapevole dell'intreccio amoroso. Troviamo l'incapacità di raccontarsi e soprattutto di spiegarsi, proposta con l'aria di chi pensa che "mica ci deve essere una spiegazione per tutto".

Gli scorci di vita che emergono da quello che trapela dalla procura fanno pensare a sentimenti tutt'altro che superficiali, anzi estremamente complessi ed intricati, tipici dell'adolescenza. Sabrina che amava essere un modello per Sarah, quest'ultima che si stava facendo grande, diventando autonoma. Autonomia che - ironia della sorte (o forse no) - passava proprio per il ragazzo che piaceva tanto a Sabrina.

Invidia (della bellezza? delle attenzioni che riceveva?) e gelosia (del ragazzo, o della stessa Sarah che diventava grande?) spesso si mescolano diventando "moventi inspiegabili". Emozioni violente e distruttive che davvero non hanno "ragione".

E non intendo dire che questi sono "i giovani d'oggi": nell'Otello - tanto per citare la tragedia della gelosia per eccellenza - qualcuno è in grado di dire per quale ragione Iago abbia tramato contro il matrimonio del suo signore?

1 commento:

  1. Carlo Gambescia11 novembre 2010 14:10

    Post che piacerebbe molto a un nostro Padre nobile: Vilfredo Pareto...
    Abbraccio!
    Carlo

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