4 dicembre 2010

I Sistemi Turistici Locali, alla prova dei fatti

articolo di Cristina Fabi (*)

Lo scorso 24 novembre, si è svolto presso la Fiera di Vicenza il Summit sul Turismo nelle Regioni dal titolo “I Sistemi Turistici Locali alla prova dei fatti: dalla criticità ai modelli di successo”. Un appuntamento per Assessori, dirigenti e funzionari di organizzazioni turistiche che a quasi dieci anni dalla pubblicazione della “Riforma della legislazione nazionale del turismo” (legge 29 marzo n.135/2001) si siedono allo stesso tavolo per valutare lo stato dei fatti.

Fin dai primi interventi i STL sono stati definiti come modelli bypassati, superati, incapaci di gestire situazioni complesse o con estreme difficoltà nella gestione per la mancanza di competenze precise e contesti definiti.

Se i partecipanti si aspettavano qualche risposta in più dai rappresentati nazionali, non sono stati soddisfatti. Caterina Cittadino - Capo del Dipartimento del Ministero del Turismo - ha ribadito la definizione del rapporto stato-regioni-enti che si basa sulla Riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 e che ha demandato l'esclusiva competenza legislativa in materia di turismo alle Regioni. Rimane compito dello Stato la promozione del Brand Italia, l'innovazione tecnologica, i grandi progetti infrastrutturali, gli incentivi e le politiche per lo sviluppo produttivo.

Le Regioni hanno le competenze legislative ed amministrative per poter decidere di istituire i STL che, basati su modelli bottom-up e sulla programmazione negoziata,  rispondono in modo coerente al principio di sussidarietà.
A questo punto vale la pena porre alcune domande:

I STL sono il livello ottimale di organizzazione? Sono realmente  il modello in cui attori pubblici e privati trovano lo spazio per un dialogo ed il perseguimento di obiettivi comuni? Si tratta di un'esperienza di Governance o caos?
Dalle criticità ai modelli di successo. Gli interventi che si sono susseguiti nella giornata hanno cercato con casi pratici di comunicare il proprio modello vincente, attraverso un susseguirsi di domande e risposte sulla governance, sul prodotto e sulla commercializzazione.

La parte sicuramente più innovativa di questo incontro è la modalità partecipata: il pubblico è stato chiamato ad esprimere la propria opinione votando la best practice, i risultati venivano tempestivamente proiettati ed il moderatore Bruno Bertero ha stimolato il dibattito (sono disponibili on-line tutti gli interventi dei relatori).

Non è semplice tracciare delle linee comuni, ogni territorio ha un diverso approccio ed ha perseguito i propri obiettivi in modo differente. Quello che manca in quasi tutti i casi presentati è il passaggio da un sistema autoreferenziale, da una visione endogena territoriale ad una logica di prodotto che sia capace di attrarre mercati sempre più esigenti: dal turismo di destinazione al turismo del fare.

(*) Dottoranda di ricerca in Politiche Sociali e Sviluppo Locale presso l'Università degli Studi di Teramo

1 commento:

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