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9 giugno 2012

28 marzo 2011. L’INGV indica, fra le aree a rischio negli anni immediatamente a venire, il nord-est, l’Appennino centrale, la Sicilia e la Calabria (vai direttamente al minuto 1:28 circa).


L’ho rivisto or ora su Talk Tv.

Grandi rischi e comunicazioni

Mentre a L’Aquila la Commissione Grandi Rischi è sotto processo per aver rassicurato la popolazione (“Nessuno sapeva della faglia di Paganica”, nientemeno), il sindaco di Finale Emilia, secondo quanto dichiarato ai giornalisti ieri - e dunque a caldo -, avrebbe pensato di denunciare quella stessa commissione per il procurato allarme causato dalle comunicazioni poco rassicuranti sulle possibili evoluzioni della sequenza sismica in Emilia (da IlCorriere.it).


Meglio fare il giardiniere: si lavora all’aperto e non si devono comunicare rischi che in Italia si trasformano sempre in profezie apocalittiche per effetto del principio di inerzia. O non vengono comunicati, e diventano “segreti” e “misteri” (qualcuno sapeva, c’erano delle carte tenute sotto chiave …).


(A proposito di “carte segrete” e “dossier”, ecco una mappa pubblicata nel 2007 da due ricercatori italiani su una rivista scientifica internazionale, e dunque ben nota a tutti i potenziali interessati).



Il fatto è che non esiste un modo razionale di comunicare un atteggiamento irrazionale nei confronti del rischio.


Indimenticabile, dopo il sisma dell’Aquila, quello che mi rispose una preside, quando feci notare che la scuola non rispettava la normativa anti-incendio (mi preoccupavo della eventuale necessità di evacuazione): «E che ora deve capitare pure un incendio?».

12 marzo 2011

Comunicatori e "convincitori"

Vi giuro, io cerco di non essere contraria al nucleare per partito preso. Però potrebbero anche darmi una mano i comunicatori ufficiali della lobby del nucleare ... (per me lobby non è una parolaccia, quindi lo dico senza voler offendere nessuno).

Prima uno spot evidentemente "occulto", che promuoveva il Forum Nucleare Italiano giocando con il significato del termine "forum" - come se il sito fosse cioè un forum di discussione, invece di quello che è, un forum che raccoglie esperienze, punti di vista e risultati di ricerca della lobby del nucleare.

Lo spot è stato infatti bloccato, in quanto ingannevole, dal Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria, ed è stato sostituito da quello che segue, ben più esplicito. I favorevoli sono sempre i bianchi, e i contrari sono sempre i neri, ma almeno si capisce che il sito serve a far conoscere le ragioni pro nucleare, e non a discutere alla pari.







Ma il peggio della comunicazione del rischio lo stiamo vedendo in queste ore, mentre le centrali nucleari giapponesi colpite da un sisma catastrofico di 8.9 Richter e da un altrettanto catastrofico tsunami mostrano chiari segni di cedimento (mentre scrivo, in una delle centrali si è verificata una esplosione).

Nello speciale Agorà di ieri sera, il rappresentante dell'Associazione Italiana Nucleare, Enzo Gatta, si rifiuta - in pratica - di rispondere alla domanda "Che significa che le radiazioni sono 8 volte più forti rispetto al normale":

Questo (preoccupante) atteggiamento di negazione prosegue ad oltranza, anche quando arriva la notizia che le radiazioni sono 1000 volte superiori alla soglia tollerabile.







L'Italia è un paese a rischio sismico che sta riprendendo proprio in questi mesi la discussione sul nucleare. Fra le altre cose, la gestione di tecnologie che possono essere oggettivamente ad alto impatto per le comunità locali (e non solo) ha bisogno di  comunicatori capaci ed affidabili. Una buona comunicazione è il primo strumento di riduzione del rischio.

Queste scene mostrano invece che il primo e più evidente rischio che corriamo è quello - di cui purtroppo abbiamo fatto esperienza in tante altre circostanze - di trovarci davanti alla negazione dell'esistenza del problema, e di rimanere quindi senza informazioni utili a mettere in atto i comportamenti che noi riteniamo più idonei in situazioni di emergenza.

Non abbiamo bisogno di "convincitori" che tutto va bene, ma di informazioni corrette. Ma forse ci considerano troppo stupidi, o troppo ideologici, per meritarcele.