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23 aprile 2014

Politica pop 2.0 e sfera pubblica

[Una delle caratteristiche distintive del web 2.0 è la circolazione "sociale" dei contenuti e delle informazioni (cfr. ad es. Jenkins et al., 2013). È pur vero però che della grandissima parte di questi contenuti si potrebbe tranquillamente fare a meno. Su Facebook, le persone condividono infatti principalmente vignette, battute, insulti, e volgarità di vario genere.

Photoshop su photoshop: fotomontaggio sul manifesto ritoccato di Giorgia Melon

Nel famoso testo del 2006, "Cultura della convergenza", Jenkins parla di "Photoshop per la democrazia": nei fotomontaggi a sfondo satirico o parodistico che vengono prodotti in casa e diffusi in rete, Jenkins vede cioè uno degli aspetti del processo di democratizzazione attivato dal web. Si tratta di una forma di democratizzazione che ha connotati inevitabilmente "pop": all'interno della grandissima massa di contenuti prodotti e condivisi, ce ne saranno senz'altro di volgari, di falsi, di fuorvianti, di scorretti (ed è anzi probabile che siano la maggior parte).

Non voglio sostenere che la selezione naturale funzioni nel lasciar sopravvivere solo i contenuti di qualità. Per tante ragioni su cui è impossibile soffermarsi ora è improbabile che sia proprio così. Va però sottolineato il fatto che, belli o brutti che siano, questi contenuti hanno in molti casi l'effetto di modificare l'agenda dei politici e dei media.