Parlare di “identità dei territori” significa fare riferimento non tanto alla dimensione “etnica” dell’appartenenza, quanto piuttosto ad uno specifico intreccio di fattori che individuano ogni territorio nella sua unicità.
Questo intreccio può essere raffigurato come una rete che si dispiega non solo in orizzontale ma anche in verticale, come quella formata dalle radici degli alberi che si incontrano e si intrecciano nelle profondità del terreno: embedded. La dimensione orizzontale di questa rete è sociale, la dimensione verticale è storica: la direzione che prendono i rami ed il modo in cui si annodano è imprevedibile (ma non per questo ingovernabile), ciò che si è sedimentato non può essere modificato a piacimento, ha bisogno di tempo sempre, e talora di un intervento volontario e consapevole.
I risultati dello studio recentemente presentato dal Censis — Sua eccellenza il territorio — (che si può scaricare dal sito) mi convincono del fatto che la solidità e la forza di queste radici è dovuta proprio alla complessità della loro struttura, che rende impraticabile una lettura semplificante di questi fenomeni e la ricerca di un modello interpretativo unico.