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27 agosto 2013

Enigma #merkel. Ritratto di una donna di potere


enigma merkel copertina
Da otto anni a questa parte, Angela Merkel rappresenta davvero il potere in Europa, come recita il sottotitolo del nuovo libro di Ubaldo Villani-Lubelli, Enigma #merkel ("In Europa il potere è donna").

Prima di tutto, perché è la Bundeskanzlerin, e la Germania - dopo i travagliati anni della riunificazione - è tornata ad essere la locomotiva d'Europa. Ma soprattutto, perché la Merkel può essere vista come l'emblema delle dinamiche di potere, un po' indecifrabili, di un continente che appare sempre più vecchio.

Pragmatica, poco carismatica, evidentemente rassicurante per i cittadini tedeschi che la votano, non va dietro ad ideologie o ricette precostituite, e quindi è capace di rispondere alle emergenze, fare quel che si deve fare - consolidare il proprio potere e gli interessi della Germania. Fino ad oggi questa "corrispondenza d'amorosi sensi" fra Angela e la media borghesia tedesca sembra aver funzionato a meraviglia. Ora l'idillio sembra messo alla prova. Si vedrà.

6 dicembre 2012

Benedetto XVI su Twitter: fra postmodernità ed esercizi spirituali

Bruegel - La Torre di Babele Tra pochi giorni, il 12 dicembre, giorno della Madonna di Guadalupe, il Papa arriverà su Twitter. Il suo account principale (@pontifex, in inglese) è attivo dal 3 dicembre, allo scopo di raccogliere le domande dei fedeli da tutto il mondo. L'hashtag da utilizzare da chi voglia fare domande – naturalmente in qualunque lingua – è #askpontifex.

#faiunadomandaalpapa


Dal momento della sua attivazione l'account è bombardato da messaggi a dir poco irriguardosi, domande che probabilmente  vorrebbero essere spiritose, ma che di certo non sono benevole, e diventano quindi spesso non solo offensive, ma anche volgari.

2 novembre 2012

I Pirati all'arrembaggio del Bundestag


Ubaldo Villani-Lubelli (@uvillanilubelli) prende molto sul serio i Pirati, ennesimo partito arancione di questo inizio secolo.

Secondo l'autore del piccolo ebook Piratenpartei. I Pirati all'arrembaggio del Bundestag (ed. goWare,  €1,99), esperto di questioni tedesche in particolare, i Piraten fanno bene alla politica tedesca: costringendo «i partiti tradizionali a svecchiarsi»; arginando il  «diffondersi di un destra estrema e pericolosa»; e persino «facendo uscire la politica europea dall’era post-democratica e personalistica».

Ma soprattutto
I Pirati, grazie anche a Liquid Feedback e alla Democrazia Liquida, hanno rimesso al centro dell’azione politica la partecipazione popolare senza però condirla di pericolosi personalismi e toni populistici. Mentre in Europa c’è un costante e crescente allontanamento dei giovani dalla politica, in Germania, i Pirati sono riusciti a far eleggere tanti under 30 nei parlamenti regionali e comunali
Secondo i dati riportati dall'autore, i Piraten avrebbero guadagnato consenso a scapito di altre formazioni politiche più "coalizzabili" - quali Verdi e Liberali - e anche di Die Linke, partito della sinistra antagonista.

26 gennaio 2012

La Net Comunicazione Politica

pubblicato ieri su LaDemocrazia.it

Conosco Francesco Pira da tanti anni, ed una cosa su cui mi sono sempre trovata d’accordo con lui è che parlare di “propaganda” oggi può essere qualcosa di più di una mera provocazione, o di un vezzo da intellettuale d’altri tempi.

Tempi oramai passati e superati, rispetto alla nostra esperienza democratica non meno che all’evoluzione della sfera mediatica in senso stretto. Ma non erano, quelli, i tempi del populismo? E non è di comunicazione, di immagini, di semplificazioni che quest’ultimo si nutre?

Il libro di Francesco Pira, docente di Relazioni Pubbliche e Comunicazione delle Organizzazioni Complesse presso l’Università di Udine, ci ricorda che esiste il rischio concreto - recentemente sottolineato anche da Morcellini - che la rete stia “attivamente collaborando alla diffusione dell’ignoranza pubblica … uno degli ingredienti fondamentali, se non la matrice profonda, del populismo”.

Se «compito della comunicazione politica è quello di utilizzare in una strategia efficace i nuovi e i vecchi strumenti per rendere i messaggi chiari e agevolare la partecipazione» (p. 9), il fatto è che, nonostante le grandi potenzialità offerte dalla rete, tale compito resta sostanzialmente disatteso, specialmente in Italia.

30 novembre 2011

Verso il #BTO2011 Reputazione, User Generated Contents e loro evoluzioni

Roberta Milano ci ha proposto di discutere sulla Finestra di Johari, strumento utilizzato per capire come ogni persona dovrebbe adoperarsi per migliorare l'efficacia della comunicazione, conoscere meglio se stessa e gli altri, trovare un proprio posizionamento.

Uno schema che può essere utilizzato nel turismo, per analizzare la reputazione delle strutture, ma anche per identificare possibili  percorsi evolutivi, in un contesto che cambia continuamente e nel quale per le piccole strutture può essere difficile trovare una propria collocazione
vai alla sintesi del Focus

Sintesi del mio intervento:
Chi ha paura delle recensioni? Reputazione, User Generated Contents, e loro evoluzioni


Il termine “reputazione” viene utilizzato per indicare la credibilità e l'affidabilità di un soggetto (persona, prodotto o impresa) all'interno di un determinato gruppo sociale.
la reputazione rappresenta un giudizio di valore sulle qualità di una organizzazione “costruita nel corso del tempo in relazione a cosa essa fa e a come si comporta” [...] Queste valutazioni sulle azioni passate possono derivare dall'esperienza personale; ma potrebbero parimenti risultare dal passaparola, dal profilo di una impresa sui media, o in generale dalle relazioni pubbliche (Bennett e Kottasz, 2000).
Il mio intervento intende mettere in evidenza come la reputazione sia legata ad un ambiente sociale (una cerchia più o meno grande di persone) ed alla sua cultura - intesa come sistema dei valori, delle abitudini e delle aspettative che lo caratterizzano. Tale cultura guida infatti la selezione degli aspetti considerati rilevanti di un prodotto, di una persona o di una azienda, e dei quali quindi "si parlerà" di più.

Questo significa che non è sufficiente parlare di reputazione, e basta: è necessario tenere conto del nesso che lega la rilevanza attribuita a certe caratteristiche e le specifiche reti sociali entro le quali una certa reputazione viene a formarsi (come fanno del resto Google e Facebook).

E significa anche che non tutte le opinioni hanno la stessa rilevanza per tutti gli utenti; bisogna imparare a capire chi si è e con quali communities si ha a che fare, per dare il giusto peso alle recensioni positive e negative, rispondere appropriatamente, cambiare qualcosa o molto di quello che si fa.

Bisogna imparare ad usare la finestra di Johari.

Certo, se è vero che prima del Web 2.0 il nesso fra reputazione e rilevanza era ugualmente importante, è anche vero che allora le aziende potevano riuscire a (o illudersi di) avere un certo grado controllo sulle informazioni che raggiungevano i loro clienti, e quindi sulla propria reputazione.

Oggi il contesto è molto cambiato, e soprattutto per i piccoli operatori può essere difficile trovare un modo efficace per esserci e per gestire le relazioni con gli utenti e con i contenuti che questi ultimi producono.

Oggi controllare la propria reputazione online significa conversare: per conoscersi e cambiare.

2 dicembre 2011
Hall #4 Focus
La Finestra di Johari nel turismo: Ask & Tell
12.15 – 13.15


28 gennaio 2011

Città e territori intelligenti, in un volume di Lorenzo Ciapetti

recensione di Cristina Fabi (*)


E' possibile partire dalla dimensione locale per pensare allo sviluppo di un paese? Con quali politiche e quali mezzi finanziari? Quali sono i meccanismi - sociali, economici e politici - che regolano questi processi? Come è possibile evitare uno sterile e a volte un po' retrivo elogio del “localismo”, che a molti
appare oramai superato, quando non schiacciato, dalla globalizzazione?
Sono queste le domande che guidano le riflessioni di Lorenzo Ciapetti nel volume Lo Sviluppo Locale: capacità e risorse di città e territori (Bologna, Il Mulino).
Fare sviluppo locale significa so soprattutto lavorare sull’identità locale, connettere e mettere in relazione  ... Lo sviluppo locale va inteso come un processo di cooperazione e cambiamento che va oltre la tradizionale dicotomia tra Stato e mercato: i processi di sviluppo locale dovrebbero presupporre coordinamento tra istituzioni, imprese, rappresentanze e cittadini di una comunità, in termini di azione collettiva orientata non solo a fare crescere l'economia locale, ma anche a garantire che questa crescita avvenga con investimenti in innovazione, capitale umano qualificato, creatività e sistemi culturali, efficienza energetica, benessere dei cittadini e capitale sociale.
Secondo l'autore, sul piano concreto si possono distinguere principalmente due famiglie di strumenti concertativi: la programmazione negoziata da un lato, i piani strategici ed i programmi urbanistici complessi dall’altro.
Nella prima rientrano i patti territoriali, i contratti d’area, le intese istituzionali e gli accordi di programma che si differenziano per tipo di contratto. La pianificazione strategica, invece, riveste un ruolo centrale nelle politiche pubbliche contrattuali data la capacità di apportare cambiamenti nelle strategie di decision making, nell’aspetto fisico delle città ed infine grazie alla forza della rete degli attori.
L’esperienza dei patti territoriali, concretizzata in Italia dal 1996 al 2000, è sicuramente il tentativo più importante di implementazione di politiche per lo sviluppo a livello locale, ma il dibattito scientifico che cerca di valutarne l'utilità è ancora molto acceso.
Da una parte, troviamo le voci di chi pensa che i patti territoriali hanno prodotto risultati positivi nel miglioramento della qualità sociale e istituzionale, una maggiore responsabilizzazione degli attori coinvolti, la consolidazione di reti fra istituzioni e soggetti privati ed inoltre la formazione di specifiche competenze nel campo dello sviluppo economico. In alcuni casi fra gli aspetti posiviti si riscontrano anche le condizioni per la crescita di una leadership con un parziale effetto di rinnovamento della classe dirigente.
Dall'altra c'è anche chi, con verdetto impietoso, definisce più che fallimentare l’esperienza dei patti, considerando i deludenti risultati, a fronte dell'enorme dispendio di mezzi economici ed umani.
Secondo Ciapetti, i due punti di vista non possono trovare un punto di incontro, per via dell’incertezza sulla metodologia di valutazione.
Il vero sviluppo esige obiettivi ed indicatori non solo quantitativi (l’accrescimento di posti di lavoro, l’aumento di imprese), ma anche qualitativi (occupazione qualificata, la concertazione, il livello di integrazione fra le politiche, il capitale sociale, il giudizio dei cittadini). Una vera politica di valutazione nasce da una cultura della programmazione strategica e non un mera attività contabile e burocratica ai fini della rendicontazione dei progetti. Una prospettiva di analisi utile alla misurazione è quella che tende a scomporre il processo di sviluppo locale nelle variabili che lo compongono.
Dopo un viaggio fra casi di successo e trappole dello sviluppo dal basso, l’autore individua una serie di nodi da sciogliere per i processi di sviluppo locale in Italia, ovvero:
  • ritrovare e rinnovare la cultura della programmazione, includendo processi di democrazia partecipata;
  • migliorare il collegamento fra politica e politiche, e il coordinamento fra politiche regionali e locali;
  • l'implementazione delle partnership pubblico-privato;
  • maggiori investimenti in capitale umano, ricerca, infrastrutture, e soprattutto una maggiore diffusione dei processi di sviluppo locale.
(*) dottoranda di ricerca in Politiche sociali e sviluppo locale presso l’Università degli Studi di Teramo

26 ottobre 2009

Volume: L’immagine della destinazione turistica come costruzione sociale


Vanessa Dioguardi
L’immagine della destinazione turistica come costruzione sociale,
FrancoAngeli, Milano.
Fra i cambiamenti più rilevanti in atto nella società dei consumi vi è senza dubbio quello riguardante il processo di dematerializzazione dei beni. Questi, come sottolineato nell’ambito delle più recenti teorie sociologiche sui consumi, più che essere acquistati in quanto “prodotti” vengono scambiati in quanto “immagini”. In ambito turistico, per esempio, la competizione tra mete non avviene più soltanto sul piano delle risorse materiali in esse presenti. A competere, infatti, sono soprattutto le immagini da esse veicolate.

Che cosa è dunque l’immagine? E che cosa è l’immagine di una destinazione? Come è possibile misurarla? E in che modo essa influenza il processo di costruzione sociale della “realtà turistica”?

13 ottobre 2009

Volume: Come si analizzano i dati territoriali

Federica Pintaldi
Come si analizzano i dati territoriali
FrancoAngeli - Milano
Come si possono analizzare i dati territoriali per descrivere un contesto sociale? Quali vantaggi e quali limiti presentano le informazioni rilevate sul territorio? È possibile pervenire ad una conoscenza sociologica del territorio? Come rispondere alla critica spesso rivolta ai risultati delle inchieste campionarie di essere svolte in una sorta di vuoto sociale? Come è possibile combinare efficacemente dati aggregati e dati individuali?
Il volume risponde a questi e altri quesiti che riguardano l'analisi dei dati territoriali. Quando si vuole studiare in modo approfondito un contesto territoriale, sia per fini teorico-conoscitivi sia per pianificare interventi, programmi o politiche sociali, è indispensabile saper sfruttare le notevoli potenzialità di questo tipo di dati. Il libro si rivolge a quanti - studenti di diverse discipline delle scienze umane, ricercatori sociali pubblici e privati, politici, amministratori, operatori di enti locali, etc. - intendano praticare in modo efficace l'analisi dei dati territoriali.
L'autrice correda l'esposizione degli argomenti con numerosi esempi di analisi tratti da concrete esperienze di ricerca.